
Gruppo orientamento
Sintesi dell’incontro del 23 maggio
2006
Prospettive formative per
l’Orientamento: il ruolo del referente e della
scuola
APERTURA DEI
LAVORI
GABRIELLA PAPPONI MORELLI (Responsabile Provinciale
Orientamento)
La scuola è uno degli attori
dell’Orientamento in un panorama che coinvolge molti altri soggetti del
territorio.
LA
RELAZIONE
FEDERICO BATINI (Docente Università di
Firenze)
Si parla di orientamento a partire dalla II guerra mondiale, ma forse è
sempre esistito se pensiamo al ruolo della famiglia e dei precettori.
L'ORIENTAMENTO
è un processo CONTINUO, FORMATIVO, GLOBALE, UNITARIO rivolto allo sviluppo delle
attitudini e delle capacità del soggetto per il compimento consapevole di scelte
formative e professionali.
La
teoria ha visto una evoluzione del concetto di
orientamento:
→
dalla
TEORIA DIAGNOSTICA ATTITUDINI per la quale l’orientamento ha come finalità
quella di “misurare” le attitudini dell’utente in modo da verificare se siano
rispondenti o meno a quanto richiesto dal contesto lavorativo nel quale il
soggetto intende inserirsi: l’uomo
giusto al posto giusto;
→
ad
oggi, che l’orientamento è considerato “un processo articolato e
complesso che, muovendo dalla conoscenza dell’ambiente economico e professionale
di riferimento, facilita la comprensione e la consapevolezza delle competenze e
dei limiti individuali, delineando linee di sviluppo della persona e del lavoro,
capaci di fondare un progetto personale e professionale, di definire obiettivi
di azione aderenti al contesto e di sostenere le scelte relative”… (Documenti
ISFOL)
L’ ISFOL
ha anche definito i profili
professionali rispetto all’orientamento:
1. Operatore
per l’informazione orientativa, che
necessita di competenze per relazionarsi sia con soggetti esterni che con i
soggetti interni all’organizzazione in cui opera;
2. Tecnico
dell’orientamento, che
necessita di competenze relative alla lettura del contesto e alla
progettazione;
3. Consulente
di Orientamento,
che necessita di competenze relative ai processi di analisi delle
situazioni problematiche, di apprendimento, di
progettualità;
4. Analista
delle politiche e dei servizi di orientamento, che
necessita di competenze giuridiche, amministrative, informatiche, ecc.
Il REFERENTE per l’Orientamento potrebbe
essere definito attraverso la lettura di tali profili, tenendo conto
che
→
è un
politico/tecnico dell’orientamento
che disegna la politica del
proprio Istituto
→
si
occupa del passaggio dalla politica alla progettazione
→
ha
necessità di lavorare con altri soggetti interni ed esterni
all’Istituzione
→
ha
funzione di regia rispetto all’attività disciplinare di orientamento dell’Istituto: funzione
orientativa delle discipline, progettualità orientativa della
programmazione
→
è un
esperto con competenze di lettura ed analisi di un progetto di
orientamento
L’Orientamento
si interessa di una dimensione formativa e di una lavorativa ed esistono alcuni
momenti socialmente definiti, quali il passaggio dalla scuola secondaria di I
grado a quella di II grado, il passaggio dalla scuola secondaria di II grado
all’Università o al mondo del
lavoro, il passaggio dall’Università al mondo del lavoro, i cambiamenti di lavoro durante l’arco
della vita.
In altri
paesi esistono esperienze
diverse.
In
Francia, ad esempio, esistono due modalità di approccio:
→
il
metodo “retravailler” (nato in funzione delle donne che rientravano nel mondo
del lavoro) basato sulla attribuzione di necessità da parte del
soggetto
→
il
bilancio e la certificazione delle competenze, che consente al soggetto di
riflettere durante la propria esistenza professionale sulle competenze acquisite
attraverso la formazione e l’esperienza lavorativa.
.
Se condividiamo la definizione di orientamento della Commissione
Europea, (1995):
"
…processo continuo di sostegno agli individui per l'intero arco della vita, affinché essi
elaborino ed attuino il loro
progetto personale e professionale, chiarendo le proprie aspirazioni e
competenze mediante l'informazione e la consulenza sulle realtà del mondo del
lavoro, l'evoluzione dei mestieri, delle professioni, del mercato del lavoro,
delle realtà economiche e dell'offerta formativa"
dobbiamo avere presente che alcune caratteristiche della società - accelerazione dei processi,
globalizzazione, accesso all’informazione – hanno portato allo svilupparsi di
alcune condizioni:
-
la
duratività dell’età giovanile
-
la
necessità di doversi costruire da soli la propria identità, senza poter
usufruire di cornici
condivise
-
la
necessità di dare/costruire senso
all’esperienza
-
la
dimensione professionale “incerta”, in quanto i giovani dovranno prevedere di
fare lavori diversi nella loro vita
-
la
minore prevedibilità del rapporto studio-lavoro
-
la
complessificazione dell’esistenza
… e allora quale
orientamento?
I giovani si trovano in un mondo
complesso, ma non hanno più gli strumenti/riti (militare, lavoro, matrimonio)
per diventare adulti e quindi devono trovare da soli gli elementi che li
renderanno tali, riconoscerli, farli riconoscere dalla società: negoziazione sociale dell’autonomia
individuale.
EMPOWERMENT
inteso come
→ aumentare la consapevolezza di un
soggetto su di sé
→ conoscersi e riconoscersi per essere
se stessi
può essere
→
individuale inteso come potenziamento
dell’io
→
relativo all’organizzazione intesa
come sistema
→
relativo alla comunità in relazione
alle sue componenti, al disagio, all’emarginazione
L’empowerment è un nuovo obiettivo
dell’orientamento, consente il
controllo e la percezione del controllo del soggetto rispetto alla propria vita
e favorisce il processo di scelta
(data la complessità della realtà è necessario avere un apparato strumentale per
avviare alla scelta).
EMPOWERMENT = POTENZIAMENTO
ORIENTAMENTO
NARRATIVO
È la costruzione di significati da parte di un soggetto, partendo da
narrazioni proprie o da narrazioni stimolo; consente di attrezzarsi, di
rafforzare le competenze ermeneutiche.
“Imparo a raccontarmi e costruisco la cornice di riferimento per la mia
identità”.
La narrazione che il soggetto fa a se stesso e su se stesso è continua e proprio la
continuità del racconto tiene insieme la sua identità. È possibile, poi,
inserire nella competenza narrativa anche
una competenza riflessiva: interpretare il racconto, negoziarlo con
l’altro, prevederne gli sviluppi, ecc.
CONCLUSIONI
Rispetto alla “questione” referenti per il prossimo anno
scolastico
-
si
sottolinea l’importanza della conferma dei referenti
-
si
propone un maggiore coinvolgimento di docenti all’interno delle
scuole
Rispetto alla formazione si prevedono proposte
differenziate per il prossimo anno scolastico:
-
rafforzamento della formazione
relativa all’educazione scientifica
-
formazione relativa al modello di
orientamento narrativo
-
possibili proposte in collaborazione con la
Provincia
COMPITI A CASA
(eventuali)
Il prof. Batini ha
proposto:
-
lettura di alcuni testi relativi
all’orientamento narrativo
-
ricerca nel personale patrimonio di
narrazioni (libri, film, quadri, blog, ecc.) quelle che presentano una valenza
orientativa
BIBLIOGRAFIA
F. BATINI (a cura di), Manuale per orientatori, Trento,
Erickson, 2005
F. BATINI – G. DEL SARTO (a cura di
), Narrazioni di narrazioni. Orientamento
narrativo e
progetto di vita, Trento, Erickson,
2005
J . BRUNER,
La costruzione narrativa della
realtà. In Ammaniti M., Stern D., (a cura di)
Rappresentazioni e narrazioni,
Laterza, Bari,1991
A. GRIMALDI (a cura di), Profili professionale per l’orientamento: la
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Milano, Angeli, ISFOL, 2003
A. GRIMALDI – R. PORCELLI (a cura
di), L’orientamento a scuola: quale ruolo
per
l’insegnante, Milano, Angeli, ISFOL,
2003
C. PICCARDO, Empowerment, strategie di sviluppo centrate
sulla persona, Milano,
Raffaello Cortina, 1995
A.
SMORTI, Il pensiero narrativo, Giunti,
Firenze,1994