
Gruppo orientamento
ORIENTAMENTO
Definizione
di orientamento (Commissione Europea, 1995):
"
…processo continuo di sostegno agli individui per l'intero arco della vita, affinché essi
elaborino ed attuino il loro progetto
personale e professionale, chiarendo le proprie aspirazioni e competenze
mediante l'informazione e la consulenza sulle realtà del mondo del lavoro,
l'evoluzione dei mestieri, delle professioni, del mercato del lavoro, delle realtà
economiche e dell'offerta formativa"
ORIENTAMENTO
L'ORIENTAMENTO
è un processo CONTINUO, FORMATIVO GLOBALE UNITARIO rivolto allo sviluppo delle
attitudini e capacità del soggetto per il compimento consapevole di scelte
formative e professionali (ma anche esistenziali):
F
CONTINUO: interessa
tutto il percorso della vita
dell'individuo dalla prima
formazione alla vita adulta;
F
FORMATIVO: interessa
e coinvolge il suo sistema di valori e
complesso delle capacità e conoscenze necessarie per
formulare
un proprio "progetto di
vita" e quindi una scelta;
F
GLOBALE E UNITARIO: la scelta scolastica investe e
influenza il destino professionale
Fasi storiche dell’orientamento
TEORIA
DIAGNOSTICA ATTITUDINALE:
l’orientamento
ha come finalità quella di “misurare” le attitudini dell’utente in modo da
verificare se siano ripondenti o meno a quanto richiesto dal contesto
lavorativo nel quale il soggetto intende inserirsi: l’uomo giusto al posto
giusto.
L’orientatore
agisce quindi con un’impostazione psicologica e utilizza test attitudinali e
motivazionali.
TEORIA
CARATTERIOLOGICA – AFFETTIVA (anni ’30 – ’50):
orientare,
in questa fase, significa ricercare all’interno di una persona i suoi
interessi, aspirazioni, inclinazioni, gli aspetti del suo carattere e tentare
di farli coincidere con il contesto di lavoro (Maslow).
TEORIA
CLINICA DINAMICA (anni ’45 – ’60):
l’orientatore
indaga sui bisogni dell’utente, analizzando le sue tendenze e gli aspetti della
sua personalità attraverso il metodo di indagine e gli strumenti della
psicologia clinica (Freud).
Anni
’70:
al
centro vi è l’uomo che chiede di essere orientato
TEORIA
PEDAGOGICA (O SOCIO – PERSONALE):
l’orientamento
è visto come un processo che porta allo sviluppo degli interessi della persona
e alla maturazione delle capacità di auto-orientarsi. All’orientatore sono
richieste competenze di tipo pedagogico e un atteggiamento positivo e premiante
nei confronti dell’utente.
TEORIA
DELLA COMPLEMENTARIETA’:
fondamentale
in questa fase è il rapporto uomo-ambiente. Viene data molta importanza al
contesto e a quanto richiede, l’orientamento mirerà a garantire una corretta e
puntuale informazione. All’orientatore sono richieste competenze di tipo
economico-sociale.
TEORIA
DELL’ORIENTAMENTO COME TRANSIZIONE (anni ’80):
momento
di esplosione dell’orientamento che ha un ruolo fondamentale nei momenti di
passaggio (dalla scuola dell’obbligo agli studi superiori, dalle scuole
superiori all’università, dallo studio al lavoro, da un lavoro ad un altro
lavoro, etc.) e che svolge una funzione di supporto per il soggetto utente che
si trova in uno di questi momenti. Le comptenze che caraterizzano l’orientatore
in questa fase sono di tipo socio-economico.
TEORIA
DELL’ORIENTAMENTO COME EDUCAZIONE CONTINUA:
orientamento
significa educare l’uomo, per tutto il corso della sua vita, a saper fare delle
scelte in modo consapevole in ogni momento della sua esistenza. L’orientatore
ha competenze pedagogiche.
Oggi….
L’orientamento
è “un processo articolato e complesso che, muovendo dalla conoscenza
dell’ambiente economico e professionale di riferimento, facilita la
comprensione e la consapevolezza delle competenze e dei limiti individuali,
delineando linee di sviluppo della persona e del lavoro, capaci di fondare un
progetto personale e professionale, di definire obiettivi di azione aderenti al
contesto e di sostenere le scelte relative”… (Documenti ISFOL)
Guichard
e Huteau (2003) si chiedono “se la finalità dell’orientamento all’inizio del
XXI secolo non potrebbe essere così definita: dare l’occasione di
(ri)stabilirsi come persona, ovvero come prodotto ternario (io- tu- lui) della
relazione dialogica tra gli altri, relazione che lo costituisce in quanto tale
e lo porta, ogni volta che si reinstaura, a distanziarsi da ciascuna delle
cristallizzazioni di sé”
Ovvero un
ORIENTAMENTO CHE MIRA A PROMUOVERE IL SOGGETTO IN UNA RELAZIONE CON GLI ALTRI
FARE
ORIENTAMENTO OGGI
Fare
orientamento significa fornire aiuto alle persone nel costruire percorsi
soddisfacenti negli ambiti formativo e professionale per tutto l’arco della
vita.
La
consulenza di orientamento può riguardare:
Ø -
scelte scolastiche o formative al termine dei cicli scolastici, ma anche
durante: termine ciclo medie inferiori, termine ciclo medie superiori,
università, corsi di formazione;
Ø -
modalità di ricerca del lavoro: al termine di percorsi formativi, in seguito a
licenziamento, dopo un’assenza dal mondo del lavoro dovuta a scelta o ad
accadimenti personali;
Ø -
strategie di inserimento nelle professioni;
Ø -
possibilità di crescita professionale ed esistenziale (visto che gli aspetti
formativo e professionale ed esistenziale non possono più scindersi).
Orientare significa mettere l’individuo nella
condizione di prendere coscienza di sé e di far fronte alle mutevoli esigenze
della vita, con il duplice obiettivo di contribuire al progresso della società
e di raggiungere il pieno sviluppo della persona.
Quindi l’orientamento assume il significato di aiutare una persona, o un
gruppo, ad affrontare non soltanto processi decisionali ma ad avere piena
coscienza di sé, ad esercitare un controllo sulla propria esistenza.
Che cosa
è cambiato rispetto alla scelta?
La persona deve essere considerata come l’agente principale del suo sviluppo, e
ogni scelta deve avere l’individuo al centro dell’attenzione.
La presa di decisione deve maturare all’interno di un progetto personale:
quindi l’orientamento va visto come auto-orientamento
E’ necessario considerare l’individuo nella sua globalità e, quindi, nelle sue
diverse dimensioni psicologiche: gli aspetti cognitivi, quelli
affettivo-emotivi e quelli sociali.
Fare empowement significa dare coscienza di sé, significa
offrire strumenti, significa in definitiva mutuando una felice definizione
emersa negli studi di genere: “aumentare la consapevolezza, il controllo e la
percezione di controllo di un soggetto sulla propria vita e sulle proprie
scelte”, in altre parole non si potrebbe dire dare ad un soggetto gli strumenti
per conoscere
Negli anni ‘50 e ‘60, negli Stati Uniti il termine
empowerment viene usato dagli studi di politologia in riferimento ai movimenti
per i diritti civili e sociali delle minoranze e contro l’emarginazione e la
segregazione razziale (soprattutto della popolazione afroamericana).
Negli anni ’70 il termine fa il suo ingresso nella
letteratura socio-politica, nella teoria della democrazia moderna, nei
movimenti femminili e delle minoranze. Soltanto negli anni ’80 il concetto di
empowerment viene mutuato anche a livello organizzativo e nelle teorie del
management.
Rappaport ha attribuito al termine empowerment, già dal
1977, il significato di acquisizione di potere, intendendo così concentrarsi
sull’incremento delle capacità delle persone nel controllare in modo attivo la
propria vita, utilizzando il termine per la prima volta in riferimento a
contesti psicosociali.[1]
Kieffer (Kieffer, 1984) utilizza questo termine nelle ricerche che svolge con
soggetti che provengono da ambienti o gruppi etnici socioculturalmente
deprivati.
Anzitutto dobbiamo ricordare come l’empowerment comprenda
sia i processi (empowering) che i
risultati (to be empowered).[2]
Secondo Zimmermann vi sono alcuni presupposti teorici da
considerare quando si parla di empowerment, ovvero: si tratta di una variabile
continua, in continua evoluzione (evoluzione non sempre lineare), è un
costrutto contestuale (non è possibile un’eccessiva generalizzazione ma deve
specificarsi in relazione al contesto ed alla popolazione), può essere
articolato ad un livello individuale, organizzativo, di comunità.[3]
Nel noto testo della Piccardo[4]
si articolano i tre livelli qui ricordati secondo i destinatari e l’oggetto di
interesse dell’empowerment:
|
Livelli |
Destinatari |
Oggetto di interesse
dell’empowerment |
|
Livello individuale |
Il singolo soggetto |
Il potenziamento e l’espansione dell’io individuale |
|
Livello organizzativo |
Il management ed i componenti dell’organizzazione |
L’organizzazione come sistema: in tutte le sue componenti
statiche e dinamiche |
|
Livello di comunità |
Il soggetto nel gruppo, nel proprio contesto, ed i
componenti del gruppo stesso. |
L’emarginazione, il disagio psicologico. |
(rielaborazione da Piccardo, 1995)
L’empowerment viene progressivamente definito attraverso
analisi che prendono in considerazione le regole ed i modelli impliciti nelle
organizzazioni e nei sistemi sociali (ai quali ci si aspetta che i singoli
soggetti si adeguino e conformino): queste regole e questi modelli producono
marginalità negli individui che non riescono o non vogliono adattarsi, la
marginalità non consente di accedere ai servizi offerti dalla società, ad
esercitare cioè, pienamente, il proprio diritto di cittadinanza; l’empowerment
diviene, in questo senso, un antidoto ad un processo di questo tipo.
Nella Conferenza delle donne di Pechino, nel 1995,
l’utilizzo del termine è passato da un uso specialistico ad un uso maggiormente
diffuso in relazione alle strategie di intervento contro la marginalità sociale
e di genere.
Per quanto riguarda l’orientamento
l’empowerment è strettamente correlato alla dimensione psicologico-individuale
dello stesso. E’ sufficiente infatti esaminare quali sono i concetti ai quali
si fa riferimento in questo primo orizzonte di azione dell’empowerment per
evidenziarne i legami con il processo orientativo:
-
il
concetto di self percived efficay (autoefficacia percepita, coniato da Albert
Bandura): il livello di autoefficacia percepita misura quanto ogni soggetto
creda alle proprie capacità di attivare risorse cognitive e comportamentali
atte ad ottenere i risultati attesi (esempio: quanto mi percepisco efficace
rispetto ad un compito indipendentemente dalla conoscenza o dalla ripetizione
dello stesso?). Risulta ormai dimostrato come queste credenze di efficacia
contribuiscano notevolmente a determinare le probabilità di successo;
-
il concetto di percezione e di valorizzazione
delle proprie abilità e competenze;
-
i
fattori motivazionali che, partendo da un cambiamento pensato come possibile,
attivino il soggetto e gli consentano di inserirsi in dinamiche di azione
collettiva.
Il percorso dell’empowerment
dovrebbe condurre il soggetto da uno stato iniziale di learned helplessness (passività o impotenza appresa, acquisita)
verso una learned hopefullness
(acquisizione di fiducia nella possibilità di determinare la propria esistenza,
una “speranza appresa”), dovrebbe dunque consentire l’esercizio di un ruolo
attivo a chi si trovava in sostanziale situazione di passività.
ORIENTARE GRUPPI….QUALE FORMAZIONE?
Nella
scuola le dinamiche orientative sono rivolte a gruppi.
Si
possono individuare tre principali aree di competenze
v Competenze comunicative
Il conduttore deve possedere competenze rispetto alla
-
codifica:
emissione del messaggio, in modo non egocentrico, ossia deve mettersi nei panni
dell’altro, assumendo il concetto di ”role taking”
-
decodifica:
nella comprensione ed interpretazione dei messaggi è necessario non farsi
influenzare dai propri atteggiamenti o aspettative
-
autoregolazione:
è una competenza comunicativa trasversale. Riguarda la consapevolezza della
modalità con cui si relaziona con gli altri
v Competenze di gestione e regolazione
dei gruppi in azione
Il conduttore deve:
conoscere le dinamiche di gruppo
credere nell’efficacia del proprio ruolo
stimolare la partecipazione del gruppo
contenere i propri interventi a favore
dell’espressione di tutti
v Competenze socio-educative
In questo setting, il conduttore accompagna il gruppo nel
suo processo di maturità, e quindi verso il raggiungimento del proprio
obiettivo.
E’ importante anche che sappia adattare il proprio stile,
l’articolazione del percorso, le metodologie e strumenti di lavoro in relazione
alle aspettative, alle risorse e potenzialità del gruppo
Sono comuni all’insegnante con compiti orientativi ed
all’orientatore:
lettura e analisi dei bisogni, conoscenza delle dinamiche individuali e di
gruppo, conoscenza di alcune metodologie applicabili alle discipline
(orientamento disciplinare) ed ai gruppi in genere.
Rientrano invece in ambito specialistico:
analisi della comunicazione, utilizzo di
strumentazioni specialistiche, gestione e conduzione della relazione di aiuto
DENOMINAZIONE: Consulente di orientamento
CONTESTO: scuola, università,
servizi per l’impiego, aziende
FUNZIONI E COMPITI: consulenza alla persona, consulenza
alla scelta, sostegno nella definizione di un progetto, gestione delle risorse
umane
COMPETENZE: lettura e analisi dei bisogni, dinamiche individuali e di gruppo, analisi
della comunicazione, all’uso di strumentazioni specialistiche, gestione e
conduzione della relazione di aiuto, conduzione di colloqui individuali,
conoscenza di tutte le metodologie in uso nell’orientamento e dei relativi
strumenti.
[1] Rappaport J., 1977, Community Psychology. Values, Research and
[2] La parola inglese "empowerment"
può essere tradotta in italiano con "conferire poteri", "mettere
in grado di".
Deriva dal verbo "to empower" che include una duplice
sfumatura di significato intendendo sia il processo operativo per raggiungere
un certo risultato, sia il risultato stesso, cioè lo stato
"empowered" del soggetto.
[3] Zimmermann, M. A., 1999, Empowerment e partecipazione della comunità, in «Animazione Sociale», 2, 10-24.
[4] Piccardo, 1995, Empowerment, strategie di sviluppo centrate sulla persona, Milano, Raffaello Cortina.