Gruppo orientamento

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 Orientamento ed empowerment di Federico Batini

 

 

ORIENTAMENTO

 

Definizione di orientamento (Commissione Europea, 1995):

" …processo continuo di sostegno agli individui per  l'intero arco della vita, affinché essi elaborino ed     attuino il loro progetto personale e professionale, chiarendo le proprie aspirazioni e competenze mediante l'informazione e la consulenza sulle realtà del mondo del lavoro, l'evoluzione dei mestieri, delle professioni, del mercato del lavoro, delle realtà economiche e dell'offerta formativa"

 

ORIENTAMENTO

 

L'ORIENTAMENTO è un processo CONTINUO, FORMATIVO GLOBALE UNITARIO rivolto allo sviluppo delle attitudini e capacità del soggetto per il compimento consapevole di scelte formative e professionali (ma anche esistenziali):

 

 

F     CONTINUO: interessa tutto il percorso della vita

            dell'individuo dalla prima formazione alla vita adulta;

 

F     FORMATIVO: interessa e coinvolge il suo sistema di valori e

            complesso delle capacità e conoscenze necessarie per formulare

            un proprio "progetto di vita" e quindi una scelta;

 

F     GLOBALE E UNITARIO: la scelta scolastica investe e

            influenza il destino professionale

 

Fasi storiche dell’orientamento

 

TEORIA DIAGNOSTICA ATTITUDINALE:

l’orientamento ha come finalità quella di “misurare” le attitudini dell’utente in modo da verificare se siano ripondenti o meno a quanto richiesto dal contesto lavorativo nel quale il soggetto intende inserirsi: l’uomo giusto al posto giusto.

L’orientatore agisce quindi con un’impostazione psicologica e utilizza test attitudinali e motivazionali.

 

TEORIA CARATTERIOLOGICA – AFFETTIVA (anni ’30 – ’50):

orientare, in questa fase, significa ricercare all’interno di una persona i suoi interessi, aspirazioni, inclinazioni, gli aspetti del suo carattere e tentare di farli coincidere con il contesto di lavoro (Maslow).

 

TEORIA CLINICA DINAMICA (anni ’45 – ’60):

l’orientatore indaga sui bisogni dell’utente, analizzando le sue tendenze e gli aspetti della sua personalità attraverso il metodo di indagine e gli strumenti della psicologia clinica (Freud).

 

 

Anni ’70:

al centro vi è l’uomo che chiede di essere orientato

  

TEORIA PEDAGOGICA (O SOCIO – PERSONALE):

l’orientamento è visto come un processo che porta allo sviluppo degli interessi della persona e alla maturazione delle capacità di auto-orientarsi. All’orientatore sono richieste competenze di tipo pedagogico e un atteggiamento positivo e premiante nei confronti dell’utente.

 

 TEORIA DELLA COMPLEMENTARIETA’:

fondamentale in questa fase è il rapporto uomo-ambiente. Viene data molta importanza al contesto e a quanto richiede, l’orientamento mirerà a garantire una corretta e puntuale informazione. All’orientatore sono richieste competenze di tipo economico-sociale.

 

TEORIA DELL’ORIENTAMENTO COME TRANSIZIONE (anni ’80):

momento di esplosione dell’orientamento che ha un ruolo fondamentale nei momenti di passaggio (dalla scuola dell’obbligo agli studi superiori, dalle scuole superiori all’università, dallo studio al lavoro, da un lavoro ad un altro lavoro, etc.) e che svolge una funzione di supporto per il soggetto utente che si trova in uno di questi momenti. Le comptenze che caraterizzano l’orientatore in questa fase sono di tipo socio-economico.

 

TEORIA DELL’ORIENTAMENTO COME EDUCAZIONE CONTINUA:

orientamento significa educare l’uomo, per tutto il corso della sua vita, a saper fare delle scelte in modo consapevole in ogni momento della sua esistenza. L’orientatore ha competenze pedagogiche.

 

Oggi….

L’orientamento è “un processo articolato e complesso che, muovendo dalla conoscenza dell’ambiente economico e professionale di riferimento, facilita la comprensione e la consapevolezza delle competenze e dei limiti individuali, delineando linee di sviluppo della persona e del lavoro, capaci di fondare un progetto personale e professionale, di definire obiettivi di azione aderenti al contesto e di sostenere le scelte relative”… (Documenti ISFOL)

 

Guichard e Huteau (2003) si chiedono “se la finalità dell’orientamento all’inizio del XXI secolo non potrebbe essere così definita: dare l’occasione di (ri)stabilirsi come persona, ovvero come prodotto ternario (io- tu- lui) della relazione dialogica tra gli altri, relazione che lo costituisce in quanto tale e lo porta, ogni volta che si reinstaura, a distanziarsi da ciascuna delle cristallizzazioni di sé”

Ovvero un ORIENTAMENTO CHE MIRA A PROMUOVERE IL SOGGETTO IN UNA RELAZIONE CON GLI ALTRI

 

FARE ORIENTAMENTO OGGI

 

Fare orientamento significa fornire aiuto alle persone nel costruire percorsi soddisfacenti negli ambiti formativo e professionale per tutto l’arco della vita.

 

La consulenza di orientamento può riguardare:

 

Ø - scelte scolastiche o formative al termine dei cicli scolastici, ma anche durante: termine ciclo medie inferiori, termine ciclo medie superiori, università, corsi di formazione;

Ø - modalità di ricerca del lavoro: al termine di percorsi formativi, in seguito a licenziamento, dopo un’assenza dal mondo del lavoro dovuta a scelta o ad accadimenti personali;

Ø  - strategie di inserimento nelle professioni;

Ø  - possibilità di crescita professionale ed esistenziale (visto che gli aspetti formativo e professionale ed esistenziale non possono più scindersi).

 

 

Orientare significa mettere l’individuo nella condizione di prendere coscienza di sé e di far fronte alle mutevoli esigenze della vita, con il duplice obiettivo di contribuire al progresso della società e di raggiungere il pieno sviluppo della persona.
Quindi l’orientamento assume il significato di aiutare una persona, o un gruppo, ad affrontare non soltanto processi decisionali ma ad avere piena coscienza di sé, ad esercitare un controllo sulla propria esistenza.

 

Che cosa è cambiato rispetto alla scelta?


La persona deve essere considerata come l’agente principale del suo sviluppo, e ogni scelta deve avere l’individuo al centro dell’attenzione.


La presa di decisione deve maturare all’interno di un progetto personale: quindi l’orientamento va visto come auto-orientamento


E’ necessario considerare l’individuo nella sua globalità e, quindi, nelle sue diverse dimensioni psicologiche: gli aspetti cognitivi, quelli affettivo-emotivi e quelli sociali.

 

Fare empowement significa dare coscienza di sé, significa offrire strumenti, significa in definitiva mutuando una felice definizione emersa negli studi di genere: “aumentare la consapevolezza, il controllo e la percezione di controllo di un soggetto sulla propria vita e sulle proprie scelte”, in altre parole non si potrebbe dire dare ad un soggetto gli strumenti per conoscere la PROPRIA cultura (nel senso più ampio) e la possibilità di agire di conseguenza?

Negli anni ‘50 e ‘60, negli Stati Uniti il termine empowerment viene usato dagli studi di politologia in riferimento ai movimenti per i diritti civili e sociali delle minoranze e contro l’emarginazione e la segregazione razziale (soprattutto della popolazione afroamericana).

Negli anni ’70 il termine fa il suo ingresso nella letteratura socio-politica, nella teoria della democrazia moderna, nei movimenti femminili e delle minoranze. Soltanto negli anni ’80 il concetto di empowerment viene mutuato anche a livello organizzativo e nelle teorie del management.

Rappaport ha attribuito al termine empowerment, già dal 1977, il significato di acquisizione di potere, intendendo così concentrarsi sull’incremento delle capacità delle persone nel controllare in modo attivo la propria vita, utilizzando il termine per la prima volta in riferimento a contesti psicosociali.[1] Kieffer (Kieffer, 1984) utilizza questo termine nelle ricerche che svolge con soggetti che provengono da ambienti o gruppi etnici socioculturalmente deprivati.

Anzitutto dobbiamo ricordare come l’empowerment comprenda sia i processi (empowering) che i risultati (to be empowered).[2]

Secondo Zimmermann vi sono alcuni presupposti teorici da considerare quando si parla di empowerment, ovvero: si tratta di una variabile continua, in continua evoluzione (evoluzione non sempre lineare), è un costrutto contestuale (non è possibile un’eccessiva generalizzazione ma deve specificarsi in relazione al contesto ed alla popolazione), può essere articolato ad un livello individuale, organizzativo, di comunità.[3] Nel noto testo della Piccardo[4] si articolano i tre livelli qui ricordati secondo i destinatari e l’oggetto di interesse dell’empowerment:

Livelli

Destinatari

Oggetto di interesse dell’empowerment

Livello individuale

Il singolo soggetto

Il potenziamento e l’espansione dell’io individuale

Livello organizzativo

Il management ed i componenti dell’organizzazione

L’organizzazione come sistema: in tutte le sue componenti statiche e dinamiche

Livello di comunità

Il soggetto nel gruppo, nel proprio contesto, ed i componenti del gruppo stesso.

L’emarginazione, il disagio psicologico.

(rielaborazione da Piccardo, 1995)

L’empowerment viene progressivamente definito attraverso analisi che prendono in considerazione le regole ed i modelli impliciti nelle organizzazioni e nei sistemi sociali (ai quali ci si aspetta che i singoli soggetti si adeguino e conformino): queste regole e questi modelli producono marginalità negli individui che non riescono o non vogliono adattarsi, la marginalità non consente di accedere ai servizi offerti dalla società, ad esercitare cioè, pienamente, il proprio diritto di cittadinanza; l’empowerment diviene, in questo senso, un antidoto ad un processo di questo tipo.

Nella Conferenza delle donne di Pechino, nel 1995, l’utilizzo del termine è passato da un uso specialistico ad un uso maggiormente diffuso in relazione alle strategie di intervento contro la marginalità sociale e di genere.

Per quanto riguarda l’orientamento l’empowerment è strettamente correlato alla dimensione psicologico-individuale dello stesso. E’ sufficiente infatti esaminare quali sono i concetti ai quali si fa riferimento in questo primo orizzonte di azione dell’empowerment per evidenziarne i legami con il processo orientativo:

-        il concetto di self percived efficay (autoefficacia percepita, coniato da Albert Bandura): il livello di autoefficacia percepita misura quanto ogni soggetto creda alle proprie capacità di attivare risorse cognitive e comportamentali atte ad ottenere i risultati attesi (esempio: quanto mi percepisco efficace rispetto ad un compito indipendentemente dalla conoscenza o dalla ripetizione dello stesso?). Risulta ormai dimostrato come queste credenze di efficacia contribuiscano notevolmente a determinare le probabilità di successo;

-         il concetto di percezione e di valorizzazione delle proprie abilità e competenze;

-        i fattori motivazionali che, partendo da un cambiamento pensato come possibile, attivino il soggetto e gli consentano di inserirsi in dinamiche di azione collettiva.

Il percorso dell’empowerment dovrebbe condurre il soggetto da uno stato iniziale di learned helplessness (passività o impotenza appresa, acquisita) verso una learned hopefullness (acquisizione di fiducia nella possibilità di determinare la propria esistenza, una “speranza appresa”), dovrebbe dunque consentire l’esercizio di un ruolo attivo a chi si trovava in sostanziale situazione di passività.

 

ORIENTARE GRUPPI….QUALE FORMAZIONE?

Nella scuola le dinamiche orientative sono rivolte a gruppi.

Si possono individuare tre principali aree di competenze

v     Competenze comunicative

Il conduttore deve possedere competenze rispetto alla

-        codifica: emissione del messaggio, in modo non egocentrico, ossia deve mettersi nei panni dell’altro, assumendo il concetto di ”role taking”

-        decodifica: nella comprensione ed interpretazione dei messaggi è necessario non farsi influenzare dai propri atteggiamenti o aspettative

-        autoregolazione: è una competenza comunicativa trasversale. Riguarda la consapevolezza della modalità con cui si relaziona con gli altri

v     Competenze di gestione e regolazione dei gruppi in azione

Il conduttore deve:

 conoscere le dinamiche di gruppo

 credere nell’efficacia del proprio ruolo

 stimolare la partecipazione del gruppo

 contenere i propri interventi a favore dell’espressione di tutti

v     Competenze socio-educative

In questo setting, il conduttore accompagna il gruppo nel suo processo di maturità, e quindi verso il raggiungimento del proprio obiettivo.

E’ importante anche che sappia adattare il proprio stile, l’articolazione del percorso, le metodologie e strumenti di lavoro in relazione alle aspettative, alle risorse e potenzialità del gruppo

 

Sono comuni all’insegnante con compiti orientativi ed all’orientatore:

lettura e analisi dei bisogni,  conoscenza delle dinamiche individuali e di gruppo, conoscenza di alcune metodologie applicabili alle discipline (orientamento disciplinare) ed ai gruppi in genere.

Rientrano invece in ambito specialistico:

analisi della comunicazione, utilizzo di strumentazioni specialistiche, gestione e conduzione della relazione di aiuto

DENOMINAZIONE: Consulente di orientamento

CONTESTO: scuola, università,  servizi per l’impiego, aziende

FUNZIONI E COMPITI: consulenza alla persona, consulenza alla scelta, sostegno nella definizione di un progetto, gestione delle risorse umane

COMPETENZE: lettura e analisi dei bisogni,  dinamiche individuali e di gruppo, analisi della comunicazione, all’uso di strumentazioni specialistiche, gestione e conduzione della relazione di aiuto, conduzione di colloqui individuali, conoscenza di tutte le metodologie in uso nell’orientamento e dei relativi strumenti.

 

 

 

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[1] Rappaport J., 1977, Community Psychology. Values, Research and Action., New York, Holt Rinehart & Winston.

[2] La parola inglese "empowerment" può essere tradotta in italiano con "conferire poteri", "mettere in grado di".
Deriva dal verbo "to empower" che include una duplice sfumatura di significato intendendo sia il processo operativo per raggiungere un certo risultato, sia il risultato stesso, cioè lo stato "empowered" del soggetto.

[3] Zimmermann, M. A., 1999, Empowerment e partecipazione della comunità, in «Animazione Sociale», 2, 10-24.

[4] Piccardo, 1995, Empowerment, strategie di sviluppo centrate sulla persona, Milano, Raffaello Cortina.